Diplomi

Ferie pasquali allietate da documenti da studiare per arginare la figuraccia che farò il 6 aprile.

Denver e io siamo in visita dai miei.

Impossibile concentrarmi per più di 15 minuti: tv, chiacchiere, i miei che mi parlano… 

Mi chiedo come ho fatto a diplomarmi prima e laurearmi poi.

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Quot capita, tot sententiae

Alla fine non è andata: devo smettere di allattare per riprendere la terapia, nella fattispecie il copaxone.

L’ha detto il nerologo.

Lo so che è la cosa giusta da fare, che non è col latte che si crea il legame, che meglio una mamma in salute e che il mio bene è il bene di Denver. Tutto questo è molto vero, molto razionale, molto scientifico.

Ma emotivamente difficile: pensavo di essere pronta, e invece mi pesa.

A questo si aggiunga il fastidio che una neurologa mi aveva detto che avrei potuto allattare per 4 mesi e mo’ un altro, nello stesso centro, mi dice che no, meglio partire subito e quindi manco 50 giorni.

Decidetevi, che certe cose fanno proprio male.

Denver nato dalla tempesta

Sono rientrata in Italia in modo un po’ rocambolesco e Denver è nato (lunedì scorso, oggi fa una settimana circa).

È stato terribile. È ancora terribile.

Prima il dolore, poi la stanchezza. Ora l’angoscia di sbagliare e che gli possa succedere qualcosa.

In realtà per la maggior parte del tempo sono serena, beh quasi. Positiva, quantomeno. Poi ho crolli e crisi di ansia e angoscia così, da zero.

L’Architetto mi è vicino, ma non può fare molto. Soprattutto perché uno che nasce tondo non può morire quadrato.

Spero che la Psycho torni presto dalle ferie.

Non te l’ho chiesto

Nel meraviglioso periodo della gravidanza, oltre alle mille mani che ti toccano la pancia, ci sono anche i mille consigli non richiesti.

Quello che odio di più è “ho i piedi gonfi”. “Perché non cammini abbastanza”. A Venezia centro storico.

Ma pure “È la pressione alta”, quando a stento la massima arriva a 100.

E poi c’è l’evergreen sul cibo: tutti, senza avere idea delle mie analisi, sanno cosa posso o non posso mangiare. T U T T I. 

Speravo di diventare più dolce, invece sto odiando la gente molto di più. 

Oltre la pancia c’è di più

Mi ritengo una persona mediamente colta, tendenzialmente con degli interessi, amante della lettura (anche se in questo frangente sto lavorando un po’ troppo e dormendo troppo poco e troppo male, e quindi mi accontento della famiglia Angela), insomma potrei parlare di diverse cose.

E invece tutti mi chiedono solo come sto, intendendo come sta Denver. 

All’inizio rispondevo parlando di me: ero lusingata e grata! Solo poche persone finora mi avevano chiesto di me medesima! 

Solo che poi l’impressione che non fosse esattamente quello che intendevano è diventata una certezza.

E allora: “Come stai?”

“Bene, un po’ stanca, ma bene, grazie! Denver si fa sentire, sai ieri aveva il singhiozzo”.

E sono tutti contenti. Non è che sei figliocentrica, ti ci fanno diventare!

Baby outsourcing 

Allora in Finlandia c’è ‘sta cosa bellissima che lo stato ti manda a casa uno starter kit per il nascituro: è una scatola zeppa di vestiti per neonati, per i primi sei mesi di vita, e altre cose che possono servire che io ora boh. Non so.

Ma non solo! Il puttino nella scatola ci può dormire! Certo nel mio caso dovrà dividerla con Emi, ma insomma: sono piccini entrambi e dovrebbero starci, e poi è importante imparare a condividere fin da subito. E poi figuratevi: Emi è una madre mille volte più esperta di me…

Si capisce che vorrei tanto quella scatola? Eh? Si capisce?

Nel caso ve lo foste chiesti: sì, la vendono on line.