9 anni fa – seconda

9 anni fa, oggi, ero in ospedale.

Sono sostanzialmente i giorni più duri dell’anno. 12 lunghi giorni. E in questi giorni ricordo più che durante gli altri, nei quali il lavoro, i miei amici, la mia gattina, la mia vita insomma, riescono a distrarmi.

Ricordo che c’era la neve, e un infermiere raccontava soddisfatto e fiero di aver messo le gomme da neve. Ricordo una paziente indiana, che praticamente non parlava italiano, spaventata, e questo infermiere che le urlava “signora, sta male? ha fame?”. E noi a spiegargli che non è che fosse sorda, solo straniera. Quindi abbiamo suggerito i bigliettini: abbiamo chiesto alla figlia circa dodicenne, che veniva a trovarla e faceva i compiti in reparto il pomeriggio, di fare dei bigliettini double face: da un lato ho fame/ho male/ho sete/etc e dall’altro le stesse cose, nella sua lingua. E l’infermiere ha smesso di urlare.

Ricordo un medico, che abbiamo soprannominato scrubs, specializzato da poco, che faceva il giro letti col primario e veniva tartassato e umiliato, senza pietà.

Ricordo l’ape maia, un’infermiera che mi faceva i prelievi, e mai mai mai un fastidio né un ematoma.

Ricordo quando mi hanno sospeso la pillola, inducendomi il ciclo, e un dolore fortissimo. Ricordo che le infermiere non ci credevano. Ricordo che mi diedero un’aspirina per il dolore, e la mascella stretta dalla rabbia trattenuta del mio ragazzo dell’epoca, dopo ore che mi vedeva contorcermi nel letto, frenato da mia madre all’ennesima resistenza nel darmi un antidolorifico serio.

Ricordo la rosa appuntata sul camice della non ancora infermiera che mi teneva la mano, e che io credo di averle stritolato, durante i vari tentativi di rachicentesi.

Ricordo il gusto orrido dell’acqua che ci davano.

Ricordo il mio primo mp3: il mio ragazzo di allora me lo regalò per san valentino perché io avessi qualcosa da fare, oltre a leggere e ad angosciarmi.

Ricordo che un’amica mi mandò un sms per dirmi che avevo preso 28 in un esame, ma non ricordo quale.

Durerà ancora poco più di una settimana. E posso farcela. Di nuovo.

 

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9 anni fa – prima

Oggi, nove anni fa, entravo in ospedale.
Ricordo di aver spostato il turno al ristorante la sera, che la mattina appunto sarei stata in pronto soccorso.
Ricordo che mi fecero entrare al P.S. dopo un’attesa relativamente breve.
Ricordo che il mio ragazzo di allora mi raggiunse quando ero già su in neurologia, in attesa dell’ultima visita: la cosa sembrava più complessa di quello che credevo e nell’agitazione l’ho chiamato.
Ricordo che, quando l’infermiere mi disse “Allora dai che ti ricoveriamo”, la mia risposta fu “Adesso?”.
Ricordo che, in attesa di mia mamma con un borsone di cambi, avevo giusto un libro e che quando il neurologo (che curò anni prima mia sorella – corsi e ricorsi) mi sentì lamentare un certo mal di testa, mi disse di non leggere.
Ricordo di non aver avuto il coraggio di chiamare personalmente al lavoro, ci pensò il mio ragazzo, insieme al quale lavoravo.

Certi giorni non dovrebbero mai cadere di lunedì.