Esito famelico

WordPress, simpatico come un pelucco trasparente in un occhio, mi ha illusa di aver caricato il post precedente. E invece s’è pubblicato (da solo) in ritardo con un aggiornamento. E invece questo, che credevo pubblicato, ciccia. Amen.
Che cambia? Poco o nulla, solo che la tanto temuta visita è stata giovedì 8.
E com’è andata? Uno schifo: niente visita, bensì proiezione di RMN in cinemascope. In sintesi due placche (che sono le lesioni) si sono ridotte, ma ce ne sono altre nuove e infiammate. Piccole ma ci sono, le bastarde.
Mentre la Neuro scorreva le immagini, io ero nel panico e la cosa più sensata che sono riuscita a pensare è stata “chissà se unisco i puntini cosa viene fuori?”.
Alla domanda “ma tu come stai?”, sono riuscita a gestire la situazione è ho detto “bene: solo particolarmente stanca, ma è stato un periodaccio al lavoro” [vero! E continua…]
E lei “Eh devi rallentare. E se senti o ti viene qualcosa, vieni qui [che facciamo cortisone – ndr]”.

Quindi sono uscita, sono andata a casa, mi sono fatta un tea e poi sono andata con mia mamma a prendermi un paio di scarpe. Rosse. E di stivali grigi (che mi servivano).

Le brutte notizie sono troppo costose.

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Medici malefici

Domani ho una visita di controllo a sorpresa.
Nel senso che ho fatto la risonanza, il referto è andato direttamente al centro e boom! l’infermiera mi chiama per dirmi che il referto è arrivato e che devo andare a prenderlo così mi vedono.
E nient’altro! E di solito va’ mio papà!
Ma che modi sono? La terapia che seguo sembra zoppicante, le ultime due ricadute sono state asintomatiche, i livelli di stress sono ai massimi da troppo tempo, soprattutto per colpa dell’architetto, sono stanca come non mai e mi dicono solo  di andar là??
Beh domani vado, ma intanto sto morendo d’ansia.
E non si fa così.

Non mi piacciono i miei attuali medici. Nessuno di loro.

Surviving risonanza

Ad agosto la mia neurologa crede che io abbia avuto una ricaduta lampo, e siccome l’unico modo per sapere se ci sono nuove lesioni è una risonanza magnetica (RMN), allora via, sotto col tubo. Ho chiamato ad agosto e l’ho fatta ieri.

Per chi non l’avesse mai fatta, in sostanza quando si fa la RMN succede questo: ti affamano e assetano (?), ti  fanno spogliare del tutto tutto, ti fanno indossare un camicino imbarazzante unisex e unitaglia, quello con le fettuccine sulla schiena per chiuderlo, ti fanno stendere su un nastro trasportatore, ti danno una pompetta che se crolli la stringi e ti tirano fuori (per poi però ricominciare…), ti mettono un paio di cuffie e una grata sulla testa e ti infilano in un tubo dove, assolutamente immobile (nemmeno deglutire!), ti fanno ascoltare musica tecno anni ’90 a tutto volume. Ricreano talmente bene lo spirito del tempo, che ad un certo punto arriva pure qualcosa in vena (il metodo di contrasto, che ti fa sbirluccicare la mielina).

Premesso che non fa male, al massimo stordisce (come la discoteca), il vero problema è come far passare il tempo. Perché se una RMN dura minimo mezz’ora, qualcosa devi pur fare, visto che quella mezz’ora è molto più lunga della media.

Ecco: io frugo nella scarsa memoria danneggiata dal cortisone e ripeto i pezzi che mi hanno fatto imparare a scuola. E li ripeto. Il primo è il carpe diem, rigorosamente in metrica, e lì sono in gran spolvero. Poi segue l’incipit dell’Iliade che solitamente riesco a ricostruire. E poi provo, ma fallisco sempre miseramente, col proemio dell’Orlando Furioso: ricordo giusto i primi versi, e pure in modo disconnesso. E invece ho rimosso, letteralmente rimosso, i promessi sposi: quale ramo del lago di Como? Addio che? La raccolta delle castagne? No, no: file not found.

Ma comunque ci provo, e intanto scavando scavando il tempo passa, la mente riesce a distogliersi dal contesto e riesco a stare immobile e a non dare di matto in quel tubo.

Provateci: funziona davvero!