Baby outsourcing 

Allora in Finlandia c’è ‘sta cosa bellissima che lo stato ti manda a casa uno starter kit per il nascituro: è una scatola zeppa di vestiti per neonati, per i primi sei mesi di vita, e altre cose che possono servire che io ora boh. Non so.

Ma non solo! Il puttino nella scatola ci può dormire! Certo nel mio caso dovrà dividerla con Emi, ma insomma: sono piccini entrambi e dovrebbero starci, e poi è importante imparare a condividere fin da subito. E poi figuratevi: Emi è una madre mille volte più esperta di me…

Si capisce che vorrei tanto quella scatola? Eh? Si capisce?

Nel caso ve lo foste chiesti: sì, la vendono on line.

Più costicine per tutti

Lunedì abbiamo fatto la morfologica. Uso il plurale perché in fondo eravamo in tre. L’Architetto emozionato. Io allibita. Denver irritato di ‘sta cosa che gli schiacciava la sacca e lo spostava e lo obbligava a girarsi.

E niente: Denver sta bene, cresce. Anche troppo. Da un lato ha 12 costole; dall’altro 13.

25, non 24. 

Abbiamo passato il quarto d’ora successivo a questa notizia a chiedere alla dottoressa se sarebbe stato bene, se gli avrebbe dato problemi nello sviluppo, se era colpa della mia sclerosi. Tre domande. A ripetizione. Un walzer: Sì, no, no. Sì, no, no.

Sono stata con l’ansia per un po’. Poi ho scoperto che:

  • Si chiama costola fluttuante 
  • Ce l’ha il 30% della popolazione 
  • Non è nulla di che, c’è e basta
  • È più frequente in Giappone.

Quindi ho stabilito che la colpa è mia, ché lavoro troppo, e che alla fine avrò più puttino da sfamare.

Pronti. Partenza.

Sembra ci sia una data. Io ovviamente non la so, ma me la diranno lunedì. Comunque c’è poco da dire: o agosto, o settembre. L’1 o il 15, come dice la mia segreteria.

Era tanto che non sentivo questa ansia frizzicorina: paura e terrore certo, più per le competenze e il lavoro nuovo che il riposizionamento in una nuova città, ma conditi di emozione per una nuova esperienza.

E sono angosciata per il farmaco (le ricadute no: il cortisone è cortisone, non è che ci sia molto altro da fare) anche se la neurologa no, non lo è.

E sono angosciata per i vestiti, le scarpe e le borse ché non so se c’è un dress code o che, e quindi partirò ultra formale, e poi boh, qualcosa mi inventerò. Oppure potrei partire leggera  e fare shopping lì. Anche questa è un’opzione. Il peggio sarà stirare.

E sono angosciata per la palestra: come capirò le urla dell’insegnante? Già ora non è che brilli.

E l’estetista? E la parrucchiera? Già capirsi in italiano è dura, poi il mio francese belga vallone fa schifo. Niente: dovrò fare un corso serio. Però di francese, così poi me lo rivendo.

Il mio mantra sta diventando “keep calm and think gaufre”.

E ricordiamoci che c’è il re e che la Kate Middleton ce l’ha fatta!

Tecnologia infestata

Ho una maledizione: sono 4 weekend che il venerdì l’antenna salta e si “sistema” il lunedì.
Quattro settimane.
Ho l’antenna infestata!

Se internet andasse bene, non ci darei molto peso, ma pure il modem mi prende per i fondelli!

Tecnologia mannara, tecnologia canaglia.

Roma 2015

Anche quest’anno sono andata a Roma, e quest’anno è venuto con me l’Architetto.

Era il mio 5° anno. Bello bello bello bellissimo. Ecco.

Vi riporto solo che l’Architetto ha sperimentato il laboratorio sensoriale “senti come mi sento”: praticamente il non-MSer* utilizza ausili alla rovescia, che inducono il sintomo! Una cavigliera per la fatica (solo una gamba, la fatica non è simmetrica – non saprei valutarne l’efficacia, che la mia fatica è un senso di svuotamento, di essere cava…); uno stivale gonfiabile (e prova a camminare con la gamba in un pallone dal ginocchio al piede! si chiama spasticità. L’hanno fatta fare pure a me “per capire se è davvero così”: ho avuto un attacco di panico “Toglietela! Toglietela! Toglietela!”); un paio di occhiali con un occhio graffiato (neurite ottica. Questa mi manca, io solo diplopia – per veri intenditori – ma insomma non ci tengo). C’era anche la prova della parestesia (aka formicolio), ma siccome era fatta con elettrostimolatori, il prode Architetto ha avuto paura e quindi nisba.

“Allora ora ha un po’ più chiaro il problema!” penserete voi! E invece no, vi tranquillizzo io.

Ce l’ha così poco presente che martedì (?), guardando un servizio delle Iene su quelli che cercano di farsi infettare dall’HIV, mi ha chiesto di cambiare canale perché “ho visto tanta gente malata che vedere questi deficienti mi ripugna”.

Al ché io gli ho fatto presente che pure io sarei malata. Anch’io ho quella malattia che ha visto nel weekend. E lui niente, non c’è verso, file not found.

Almeno mio padre la nega. Almeno ho un litigio dialogo quando voglio controbattere. Contro l’indifferenza non ho armi.

 

 

*quello “senza”, per capirci.

Chiara visione

Non so se sia il lavoro con la psycho che sta dando i suoi frutti (io sono un po’ altalenante nei confronti della psicologia, mi sembra sempre manchi di scientificità…), ma insomma ho capito una cosa: quello che mi fa più male è che nelle difficoltà, più o meno causate o alimentate dalla sclerosi multipla, non trovo nell’Archietto una sponda, un aiuto o un supporto, ma ancora rimproveri e rimbrotti e urla.
E l’ho detto.
E forse sto cominciando veramente a stare sulle mie emozioni (ammesso che io abbia capito cosa questo voglia dire). E credo che l’architetto risponda.

Ecco: la psycho sarà fiera di me!
Voi siete fieri di me? Ditemi se siete fieri di me…. vi prego!!
(Dobbiamo lavorare ancora un po’ sull’autostima)