Perle ai porci – 2

Sto diventando sempre più tollerante, ma con crescente fastidio, alle lezioni di vita da parte di chi si trova la pappa pronta.
È un bene o un male?
Non lo so davvero: i vaffanculo sono mai serviti a qualcosa, quando rivolti a quelli contrari ai supermercati, alla plastica (con l’introduzione di comode flebo in legno), ai mutui (che tanto paga tutto papà)?
Non credo mi toglierò mai il dubbio.

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Sei malata? No, mi disegnano così

Ieri sera siamo andati a cena con un’amica, al settimo mese, e il marito.
Tutto bello. Tutto buono.
Ci sarebbe materiale per un post sulla donna che, avuti figli, dovrebbe stare a casa, su asili e materna come il male assoluto etc etc. Ma questo è un blog sostanzialmente sulla sclerosi multipla, e quindi nisba.
Ad un certo punto siamo lei, l’Architetto ed io in auto, e stavamo prendendo in giro l’Architetto perché si lamenta sempre: lavora solo lui, è stanco solo lui. E ad un certo punto io dico: “…ma noi siamo quelle stanche! Lei è in cinta, io sono malata”. E l’amica: “sei malata???”.
Non ho raccolto. Non raccolgo più. E nemmeno discuto più. Ci ho rinunciato.
Io sono fortunata, l’ho già detto, ma rimango malata. Rimango quotidianamente in lotta. Rimango stanca e costantemente sull’orlo della depressione: ogni mattina controllo se riesco a muovere braccia, gambe, mani, piedi, dita prima di alzarmi.
Non si vede. Non lo faccio vedere. Mi lamento il giusto e cerco di non ammorbare la gente.
Ma mi frego con le mie mani, alle volte. E la sclerosi diventa un accessorio che metto e tolgo a mio piacere e capriccio, non una rogna (stavo per scrivere maledizione) che gestisco -da sola- ogni giorno come viene e alla meno peggio.

La mia famiglia e altri animali

Domenica era il compleanno di mia mamma.
E ho organizzato una giornata coi fiocchi. Alla fine.
Era partita come un pranzo a sorpresa in zona di Chioggia, ma poi ho scoperto un’iniziativa della provincia: visita guidata al museo dell’isola di Torcello. Aggratis!
Quindi cambio di programma. Da una visita lei ed io, che solito funziona così, hanno fatto la sorpresona a me: ho portato tutta la famiglia + Architetto in gita. Una meraviglia.
Mia sorella si è lamentata per tutto il tempo, per qualunque cosa. A mio padre non è per niente piaciuta la cena (e in effetti è stata sotto le aspettative) e alla fine era stanco e brontolava. L’Architetto ha avuto un attacco d’ernia ed è stato male dalle 3 in poi (e stava in piedi appoggiandosi a me); e indovinate? Brontolava!!
Ma mia mamma era felice.
Alla faccia dei gufi.

Arte chimica

C’è poco da fare: senza i colori in tubetto, non avremmo avuto gli impressionisti. Senza il moplan, non ci sarebbero i mobili di Zaha Hadid.
Senza i fratelli Lumière, niente istallazioni video (prego notare l’assenza di ulteriori commenti).
L’arte deve alla scienza e alla tecnologia, e in fin dei conti a chimici, fisici e ingegneri, molto più di quello che ama ammettere.

Stupido gatto dei vicini

Abbiamo scoperto cos’ha Emi.
Un infiltrato. O un innamorato non corrisposto. Comunque uno stupido gatto dei vicini.
E insomma stasera stavo cucinando e l’ho sentita ringhiare: sono corsa fuori e l’ho afferrata al volo prima che si fiondasse dietro allo stupido gatto dei vicini e andasse in strada.
L’ho portata in casa e si è scatenata per uscire, e ovviamente col cavolo: è rimasta dentro finché lo stupido gatto dei vicini non si fosse ritirato.
Assurdo: una miciotta piccina picciò, tre chili a far tanto, che si scatena come una furia contro un peloso estraneo per una casa che lasceremo ad agosto.
Scema di una gatta scema.

Artisti e artistoidi

Io sono caustica. Beh almeno lo ero. Ho Avevo sempre la battuta pronta, sarcastica, ironica o velenosa: non mi faccio facevo mancare nulla.
E poi sono arrivata a Venezia. E mi sono trovata circondata da artisti e architetti, per lo più in fieri: l’assenza di AUTOironia fatta uomo/donna/x.
Perché quando vi si dice “è un(‘)artista, è sensibile”, vi dicono balle! Sono solo permalosi. Ed è più semplice dire “non capisci” che ammettere l’intrinseca natura di cavolaggine.
E nessuno fin’ora è riuscito a spiegarmi perché un’installazione video meriti più delicatezza di un business plan.

Primo giorno

Io non sento il capodanno. La cosa più bella sono i fuochi, ma li facessero il 3 aprile sarebbe uguale (e forse meglio, che farebbe meno freddo). Non è che lo odi: proprio non mi interessa. E quelli che si affannano per trovare qualcosa di speciale (costoso e affollato) mi sembrano quantomeno buffi.

Purtroppo questo mio distacco non è condiviso, e quindi (ieri a parte) mi tocca lasciarmi travolgere dall’anatema del  “cosa fai tu per capodanno”.

Stavolta m’è andata bene, che ho passato una tranquilla serata casalinga a suon di panettone e fusa, ma mi sa che l’anno prossimo mi tocca.

E buon anno.