Sole. Circa. 

Oggi c’è il sole, quasi, così ne approfitto per andare a visitare le Serre Reali che aprono 3 settimane all’anno.

Viaggiano con me 3 italiane, mamma-figlia-coetanea di mamma. La bambina, che avrà un 10 anni, per tutto il viaggio, della durata finora di circa un’ora, non è mai stata zitta. E non è che dica cose interessanti, o spiritose. No: parole a caso.

Odiosa.

Sono una pessima madre. E devo ancora iniziare. 

Quello che non ho

Sono sostanzialmente felice, ma mi manca un pezzo. Mi sento sola, questa è la verità, perché non mi aspettavo Denver e, quando ci pensavo, mi immaginavo la gravidanza in un altro modo, in un modo più tradizionale.

L’Architetto che scordava le visite; AB che mi ripeteva quanto mostro sarebbe stato il mio piccolo mostro; la Psycho che mi aiutava a gestire l’ansia; l’amica wonder-madre che sa tutto lei; amici sparsi e ondivaghi. Era un equilibrio che amavo.

Ora vi ho rinunciato e sono orfana della mia famiglia allargata.

Sono contenta del lavoro, della crescita, delle prospettive: non tornerei mai indietro. Ma il prezzo da pagare si sta rivelando davvero alto. Non si può avere tutto, lo so, ma senza AB e l’Architetto mi sento proprio monca.

Distrazioni

Mi piacerebbe essere viziata. Tutti presumono lo sia, tutte le mie amiche incintate lo sono state.

Io no. Un po’ che sono da sola, un po’ che all’Architetto non interessa, un po’ che è proprio stronzo di natura, io non lo sono. 

Me la cavo eh. Io me la cavo sempre. Ma sarei anche stanca.

Voglio il pane e anche le rose.

Questioni di y

Avrei voluto una bambina. Ho quasi paura a dirlo. Ma il mio ego avrebbe voluto una femmina. Perché è più semplice, perché avrei saputo cosa dirle, perché avrei tanto voluto crogiolarmi nella soddisfazione di crescere una donna indipendente nelle proprie scelte. Perché per una donna l’autodeterminazione è ancora difficile, ma la mia ce l’avrebbe fatta.

Avrò un bimbo e già sono terrorizzata: lo amo già. Faccio già cose stupide, tipo mettergli sul termosifone i pigiamini, oggi, che comunque nasce ad agosto, ma l’ho fatto sovrappensiero e mi è venuto così. E ogni giorno mi chiedo se sarò in grado di educarlo nel rispetto dell’altro e soprattutto dell’altra, nella condivisione delle responsabilità, nell’uguaglianza e a suo modo nell’autonomia.

E mi rispondo che non sono preparata; che conosco i difetti, ma non le cause né figurati le soluzioni.

E quindi niente: farò un casino pazzesco. Mi crescerà psicopatico, già lo so.

Pronto soccorso

Ieri sono andata al pronto soccorso. È andato tutto bene, ma sembra che io abbia avuto delle contrazioni e all’inizio del 4′ mese non è proprio cosa. E quindi pilloline per fermare sta cosa.

Comunque oggi sono a riposo e l’Architetto si sta facendo il giro di mezza Europa per venire su (anche se si è evitato in giro per Istanbul).

Fuori piove, il mondo mi dice di star calma e io ho solo testa per la riunione di lunedì che è solo vagamente abbozzata.

Fatemi andare al lavoro, e vedrete come mi calmo!

Incapace 

La Psycho dice sempre che io sono io (e tu sei tu…io faccio la mia cosa, tu fai la tua cosa…) e che non sono al mondo per soddisfare le aspettative di qualcun altro. E che io seguirò il mio percorso, che non è né giusto né sbagliato: diverso. Mio.

Ok. Facile. No? (No).

Perché sembra che tutti sappiamo esattamente come reagire. Sono tutti così immediatamente certi di quello che provano. Certi e fiduciosi.

E invece io sono solo sotto shock. E spaventata. E ogni nuova cosa è altro shock. Che arriva prima di aver metabolizzato quello precedente. E in sottofondo la paura.

Saranno 9 mesi lunghi. Molto lunghi.

Ago, agis

Ho trovato l’agenda. È color ciclamino: mi piace e mi dà sicurezza.

L’Architetto avrebbe dovuto venire per aiutarmi a finire il trasloco, ma non ce l’ha fatta (troppo lavoro), quindi sto passando il weekend a dargli una mano da remoto, traslocare e riportare i dati sulla nuova agenda.

Color ciclamino.

Andata, ritorno e nuova andata

Ad agosto si è aperto un nuovo capitolo della mia vita. Nuovo nuovo, per il quale ho lavorato e investito. Ero comoda e pigramente assestata in una routine di lavoro sì, ma anche di novità ed entusiasmo. Ero felice.

La mia psycho nel frattempo diceva che devo mettere giù l’agenda, che il mio eccessivo programmare non serve per calmare l’ansia, che la posso gestire in modo diverso, che la soluzione è nel mio approccio, non in quello degli altri. Io ascoltavo, ma senza veramente sapere come farne a meno.

E invece l’ho fatto. O meglio: l’hanno fatto per me.

Me l’hanno strappata, calpestata, bruciata e sparse le ceneri ai 4 venti. E ora io navigo a vista, senza guida e senza un protocollo, senza precedenti attendibili. 

E poi questo Natale è pure saltata la tradizione dell’agenda che mi regalava AB. Quindi sono ancora senza.

Terrore si può dire?

Più di un mese

Più di un mese che non scrivo. 

Mi viene l’ansia.

E sì che di piccole note me ne sono venute venute in mente, anche buffe, mica solo i pipponi su “troppo lavoro” e “coinquilini assurdi”.

Solo che ero troppo stanca o troppo pigra per prendere il telefono e scriverle.

Soprattutto troppo stanca.

Comunque sto bene. Lavoro davvero tanto e arrivo morta, ma sto bene.