Pronto soccorso

Ieri sono andata al pronto soccorso. È andato tutto bene, ma sembra che io abbia avuto delle contrazioni e all’inizio del 4′ mese non è proprio cosa. E quindi pilloline per fermare sta cosa.

Comunque oggi sono a riposo e l’Architetto si sta facendo il giro di mezza Europa per venire su (anche se si è evitato in giro per Istanbul).

Fuori piove, il mondo mi dice di star calma e io ho solo testa per la riunione di lunedì che è solo vagamente abbozzata.

Fatemi andare al lavoro, e vedrete come mi calmo!

Incapace 

La Psycho dice sempre che io sono io (e tu sei tu…io faccio la mia cosa, tu fai la tua cosa…) e che non sono al mondo per soddisfare le aspettative di qualcun altro. E che io seguirò il mio percorso, che non è né giusto né sbagliato: diverso. Mio.

Ok. Facile. No? (No).

Perché sembra che tutti sappiamo esattamente come reagire. Sono tutti così immediatamente certi di quello che provano. Certi e fiduciosi.

E invece io sono solo sotto shock. E spaventata. E ogni nuova cosa è altro shock. Che arriva prima di aver metabolizzato quello precedente. E in sottofondo la paura.

Saranno 9 mesi lunghi. Molto lunghi.

Ago, agis

Ho trovato l’agenda. È color ciclamino: mi piace e mi dà sicurezza.

L’Architetto avrebbe dovuto venire per aiutarmi a finire il trasloco, ma non ce l’ha fatta (troppo lavoro), quindi sto passando il weekend a dargli una mano da remoto, traslocare e riportare i dati sulla nuova agenda.

Color ciclamino.

Andata, ritorno e nuova andata

Ad agosto si è aperto un nuovo capitolo della mia vita. Nuovo nuovo, per il quale ho lavorato e investito. Ero comoda e pigramente assestata in una routine di lavoro sì, ma anche di novità ed entusiasmo. Ero felice.

La mia psycho nel frattempo diceva che devo mettere giù l’agenda, che il mio eccessivo programmare non serve per calmare l’ansia, che la posso gestire in modo diverso, che la soluzione è nel mio approccio, non in quello degli altri. Io ascoltavo, ma senza veramente sapere come farne a meno.

E invece l’ho fatto. O meglio: l’hanno fatto per me.

Me l’hanno strappata, calpestata, bruciata e sparse le ceneri ai 4 venti. E ora io navigo a vista, senza guida e senza un protocollo, senza precedenti attendibili. 

E poi questo Natale è pure saltata la tradizione dell’agenda che mi regalava AB. Quindi sono ancora senza.

Terrore si può dire?

Più di un mese

Più di un mese che non scrivo. 

Mi viene l’ansia.

E sì che di piccole note me ne sono venute venute in mente, anche buffe, mica solo i pipponi su “troppo lavoro” e “coinquilini assurdi”.

Solo che ero troppo stanca o troppo pigra per prendere il telefono e scriverle.

Soprattutto troppo stanca.

Comunque sto bene. Lavoro davvero tanto e arrivo morta, ma sto bene.

Il cuore oltre

Ci sono strategie che adotto in modo automatico quando ho una cosa importante,  magari mischiata a cose meno, quando insomma devo ridurre il rumore al contorno per concentrarmi su “quella” cosa, per risparmiare energie. 

E allora la mia dispensa diventa la sagra del “mettere il prodotto ancora surgelato…”, i vestiti diventano monotoni, la messa in piega non esiste. 

Poi arriva la fase del cuore oltre, e allora metto la sveglia per ricordarmi di uscire prima per la palestra nei giorni dopo l’evento, o cerco i negozi per i souvenir per quando tornerò a Casa. 

E mentre faccio questo, il solito senso di colpa per la mia perdita di concentrazione. 

Ogni maledetto evento. 

Vuote giornate indaffarate

Lavoro 9 ore al giorno, ma non mi sento di fare nulla.
Nulla si chiude, nulla va avanti. Eppure giuro che arrivo a casa ridotta ad uno straccio.
Il 12 ottobre c’è l’evento che mi è capitato tra capo e collo e per il quale ho dovuto ricominciare da zero, visto che il caro collega ha pensato bene di portarsi via ogni file e traccia del lavoro svolto nell’anno.
Chiuso questo, inizierà un altro ciclo.

Nel frattempo faccio asciugatrici e studio, ché lunedì c’è compito.

Cos’è successo?

È tanto che non scrivo, ma sembra non ci sia nulla da raccontare.
Siamo stati in ferie, dopo due anni senza mai staccare e diciamo che non sono state molto efficaci.
Abbiamo fatto 1300 km in 8 giorni e ogni due per tre l’Architetto mi riempiva di insulti perché sbagliavamo strada. Ed era sempre colpa mia.
Poi nel piano Granada è stata sottovalutata, solo un giorno!, e pure Siviglia, meno di un giorno.
Al netto di questo, è stata una bella vacanza. Ma ho ancora bisogno di riposo.
Per il resto il lavoro sta ingranando, anche se mi sento buttata lì con mille cose da fare e nessuna esperienza.
Ho tanti problemi a dormire: devo ancora farmi una bella notte di sonno ininterrotto. E la cosa comincia a farsi sentire.
Non so se sia la luce, qui fa buio tardi, che mi sballa gli orari appetito-sonno-veglia, o i coinquilini che scendono le scale con la grazia di un panzer e la mia stanza è al primo piano. Sta di fatto che dormo malissimo.

Ho iniziato con camomilla e erbe calmanti. Venerdì sono a Venezia e farò scorta di melatonina e passiflora.
E se non va pace: passerò alle droghe!

Arcobaleni

L’E-arch (precedentemente noto solo come Archietto) e io siamo arrivati ieri: relativamente tranquilli, mortalmente stanchi. E oggi siamo stati all’ikea.
Non so se sia assurdo o confortante, ma ho comprato le stesse cose che avevo a Vienna, a Venezia Castello, a Milano, a Venezia terraferma. Gli stessi identici prodotti (e qui potremmo aprire un pippone sul design, ma anche no).
Cose leggere e a poco prezzo, sintomo di pochi soldi e alloggi temporanei.
Si ripresenta insomma un assetto variabile e transitorio, per un obiettivo finale più grande, che è un po’ il leitmotiv della mia vita, pur dovendo far perno su un reparto di neurologia.
E queste cose renderanno la stanza meno estranea e il trasloco meno traumatico, in attesa di creare una routine.

Dovrei scrivere al signor ikea, per informarlo del valore di costanza e risorsa di certezze che hanno molti suoi prodotti. Magari gli fa piacere saperlo.

RECTIUS: il post è stato scritto il 30 luglio. Non so perché non si sia caricato prima. Uff.