Mai abbassare la guardia

Domenica l’Architetto ed io abbiamo litigato: dopo un pomeriggio di bagordi e relax, non è riuscito a fare il sonnellino. Una jena. Ha sbroccato di brutto. Toccategli cibo e sonno e perde qualunque misura.
Risultato: non è andato avanti col progetto e l’iter autorizzativo, e alla mia domanda sul mutuo che ho sul collo, sui lavori che devono partire, sul prestito (sic) che devo chiedere per il lavori, la sua risposta è stata: “cazzi tuoi, vai a rompere i coglioni ad un altro architetto”. Certo: lui non c’entra, non è la casa dove anche lui vivrà, non abbiamo fatto programmi di famiglia. No. Zero.
La parte più dolorosa non è tanto sapere di non poter mai contare su di lui (mentre io per lui sono un punto fermo). L’assenza di reciprocità. L’assenza di riconoscimento di quello che faccio per lui.
È il dover di nuovo mettermi al sicuro e pararmi “le spalle”. Come quando ero in mano a mio padre.
A fine anno partirà per la Spagna: il più facile addio della mia vita.

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